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5 luglio 2017 --- la 5-an de julio 2017

Raffaele Franceschini

Perchè ho imparato l'Esperanto



“Perchè dovrei imparare l’Esperanto?”

Ecco la prima domanda che mi sono posto prima di intraprendere questo percorso.
La risposta a questa domanda per me era legata alla risposta ad un’altra domanda:
“Perchè L.L. Zamenhof ha creato questa lingua?”

Zamenhof stesso ci risponde nella prefazione al manualetto col quale, nell’anno 1887, presentò il frutto del suo lungo lavoro sotto lo pseudonimo “Dr. Esperanto” e con con il titolo:

Dr. ESPERANTO
--------------------------------------------------------
LINGUA
INTERNAZIONALE

Prefazione
e
manuale completo
--------------------------------------------------------

Da quello pseudonimo la lingua “Esperanto” ha preso il nome.
Ho deciso di imparare l’Esperanto perché condivido pienamente le motivazioni che hanno indotto Zamenhof a crearlo.

Forse anche tu le condividi.

--ooOoo--


Dal “Primo Libro” della Lingua Esperanto
PREFAZIONE


Il lettore prenderà in mano questo opuscolo probabilmente con diffidenza e pregiudizio, pensando che gli venga offerto qualcosa di utopistico. Devo quindi per prima cosa pregarlo di mettere da parte questo pregiudizio e di riflettere seriamente e attentamente su quanto viene proposto.

Non mi dilungherò qui sull’enorme valore che avrebbe per l’umanità l’introduzione di una lingua internazionale accettata da tutti e proprietà di nessuna nazione esistente, in quanto non appartenente in modo particolare a nessuna di esse. Quanto tempo e quanta fatica si sprecano per lo studio di lingue estere e, ciononostante, quando varchiamo la frontiera troviamo difficoltà a comunicare con i nostri simili. Quanto tempo, lavoro e mezzi si sprecano perché i prodotti di una letteratura si aggiungano a tutte le altre letterature e alla fine, attraverso le traduzioni, si riesce a conoscere solo una parte trascurabile delle letterature straniere. Se vi fosse una lingua internazionale, tutte le traduzioni verrebbero fatte solo in questa lingua neutra e da tutti comprensibile e nella quale potrebbero esser scritte direttamente le opere che avessero carattere internazionale.
Cadrebbe la muraglia cinese tra le letterature dell’uomo. La produzione letteraria degli altri popoli diventerebbe altrettanto accessibile come le opere del nostro popolo, la lettura diverrebbe comune a tutti gli uomini e con essa anche l’educazione, gli ideali, le convinzioni, gli obiettivi – e i popoli si avvicinerebbero tra loro come una sola famiglia.
Costretti a dividere il nostro tempo tra diverse lingue, non abbiamo la possibilità di dedicarci come si deve neppure ad una sola di esse, e perciò da un lato è molto raro che uno di noi possegga perfettamente anche la propria lingua madre e dall’altro le lingue stesse non riescono a svilupparsi come si deve, e, parlando nella nostra lingua madre, siamo spesso costretti a ricorrere a parole ed espressioni di altre lingue, o esprimerci in modo impreciso e persino a pensare in modo lacunoso per l’insufficienza della lingua.
Altra cosa sarebbe se ciascuno di noi avesse solo due lingue. Allora le possederemmo meglio e le stesse potrebbero svilupparsi e perfezionarsi meglio e raggiungerebbero un livello molto superiore all’attuale. La lingua è infatti il motore principale della civiltà: grazie alla lingua ci siamo elevati tanto sopra gli animali e più in alto sta la lingua più rapidamente progredisce il popolo.
La diversità delle lingue costituisce l’essenza della diversità e della reciproca inimicizia delle nazioni poiché è ciò che subito risalta quando si incontrano persone di lingua diversa: non ci si comprende e perciò ci si comporta in modo estraneo, ostile l’uno verso l’altro. Quando incontriamo qualcuno non ci chiediamo quali convinzioni politiche abbia, su quale parte della terra sia nato, dove vivevano i suoi antenati qualche millennio fa, ma appena sentiamo pronunciare delle parole ogni suono ci ricorda che ci troviamo di fronte ad uno straniero.
Chi ha abitato in una città in cui vivono uomini di diversa nazionalità in lotta tra di loro si è certamente reso conto di quale immensa utilità sarebbe per l’umanità una lingua internazionale che, senza ingerirsi nella vita domestica dei popoli, potesse, almeno in paesi con abitanti di lingue diverse, essere la lingua dell’amministrazione e dei rapporti sociali. Su quale immenso valore, infine, avrebbe una lingua internazionale per le scienze, il commercio -in breve per ogni attività umana- non è necessario dilungarsi.
Chi ha riflettuto seriamente almeno una volta su questo problema converrà che nessun sacrificio sarebbe troppo grande per ottenere una lingua comune a tutti gli uomini. Perciò qualunque tentativo, anche il più debole, in questa direzione merita attenzione. Alla cosa, che ora propongo ai lettori, ho sacrificato i miei anni migliori. Spero che anche i lettori, per l’importanza che essa riveste, vorranno dedicare la loro attenzione a questo opuscolo e leggerlo pazientemente fino alla fine.

Non prenderò in esame qui i diversi tentativi fatti per creare una lingua internazionale. Richiamerò l’attenzione dei lettori solo sul fatto che tutti questi tentativi o costituivano un sistema di segni per una breve comunicazione in caso di grande necessità o si limitavano alla più naturale semplificazione della grammatica e alla sostituzione delle parole esistenti nelle lingue con altre parole inventate arbitrariamente. I progetti della prima categoria sono stati così complicati e così poco pratici che tutti sono morti prima della nascita; i progetti della seconda categoria costituivano già in sé delle lingue ma non avevano niente di internazionale.
[…]
Il problema della lingua internazionale mi ha tenuto a lungo occupato ma, sentendo di non avere né più talento né più energia degli autori di tutti i progetti finiti infruttuosamente, mi sono limitato per molto tempo solo a sognare e a riflettere in modo non impegnativo sulla cosa. Ma alcune felici idee affiorate da questa meditazione mi spinsero a lavorare di più e mi fecero tentare di superare sistematicamente tutti gli ostacoli che si frapponevano per la creazione e introduzione nell’uso di una lingua internazionale razionale. A me sembra che la cosa mi sia un po’ riuscita od ora pongo al giudizio dei lettori il frutto di lunghi e tenaci lavori.

I problemi più importanti da risolvere sono stati i seguenti:

(I) che la lingua fosse straordinariamente facile, tanto da impararsi giocando;
(II) che chiunque imparasse questa lingua potesse usarla subito per capirsi con degli stranieri, indipendentemente dal fatto se questa lingua fosse accettata dal mondo e trovasse molti adepti o no, cioè che la lingua già all’inizio e grazie alla sua struttura potesse servire come mezzo effettivo di comunicazione internazionale.
(III) trovare i rimedi per vincere l’indifferenza del mondo e fare in modo che la lingua proposta venga usata il più presto possibile e da più persone possibile come lingua viva, senza la “chiave” in mano e non in casi di estremo bisogno.
[…]
Devo pregare il lettore, prima di chiarire le mie soluzioni, di riflettere un po’ sul significato dei suddetti problemi e di non pensare sia stato molto facile risolverli solo perché le soluzioni appaiono molto semplici. Lo chiedo perché so che la maggior parte degli uomini è portata a considerare le cose con tanto maggior apprezzamento quanto più sono difficili, complesse e poco digeribili. Queste persone, vedendo il piccolo manuale con regole semplicissime ed estremamente comprensibili per tutti, possono prendere la cosa con un certo senso di disprezzo e scarsa considerazione, mentre proprio il raggiungimento di questa semplicità e brevità, l’aver ridotto ogni cosa dalle forme complicate da cui erano nate alle forme le più semplici rappresenta la parte più difficile del lavoro.

(N.d.T. Riportiamo qui per brevità solo il primo punto)

Il primo problema è stato da me risolto nel modo seguente:
a) ho semplificato fino all’incredibile la grammatica conservando da un lato lo spirito delle lingue vive esistenti, perché potesse essere facilmente assimilata, e dall’altro non togliendo nulla dalla lingua in chiarezza, precisione e flessibilità. L’intera grammatica della mia lingua si può imparare benissimo in un’ora. Quale enorme facilità riceva la lingua da tale grammatica è chiaro per tutti.
b) ho creato delle regole per la formazione delle parole con cui ho ottenuto una grandissima economia circa il numero delle parole da imparare, non solo non privando con ciò la lingua della sua ricchezza, ma al contrario rendendo la lingua –grazie alla possibilità di creare da una parola molte altre e di esprimere tutte le possibili sfumature del pensiero- più ricca delle più ricche lingue naturali. Ciò ho ottenuto introducendo diversi prefissi e suffissi mediante i quali ognuno può da una parola formarne diverse altre senza bisogno di impararle a memoria.(Per comodità si è dato a questi prefissi e suffissi il valore di parole indipendenti e come tali sono riportate nel dizionario). Ad esempio:

1) il prefisso “ mal- “ indica il diretto contrario dell’idea. Quindi conoscendo la parola “bona” (buono) possiamo subito formare la parola “malbona” (cattivo) e non serve una parola a parte per esprimere l’idea di cattivo. Alta-malalta (alto-basso); estimi-malestimi (stimare-disprezzare) ecc. Di conseguenza, una volta imparata la parola “mal” possiamo fare a meno di imparare una lunghissima serie di parole, come per esempio “malmola” (duro) conoscendo “mola” (molle), “malvarma” (freddo), “malnova” (vecchio), “malpura” (sporco), “malproksima” (lontano),”malriĉa” (povero), “mallumo” (oscurità),”malhonoro” (disonore), “malsupre” (sotto), “malami” (odiare), “malbeni” (maledire) ecc. ecc.
2) il suffisso “ -in-“ indica sesso femminile. Quindi conoscendo “frato” (fratello) si può subito formare la parola “fratino” (sorella); da patro si ha patrino.Sono quindi superflue le parole nonna, figlia, fidanzata, ragazza, gallina, mucca ecc.
3) il suffisso “-il-” indica lo strumento di una data azione. Es. tranĉi (tagliare)-tranĉilo (coltello). Sono quindi superflue le parole pettine, scure, campana, arato, pattino ecc. quando si conosce il verbo corrispondente. Lo stesso avviene con gli altri affissi.

Inoltre ho fissato come regola generale che tutte le parole già divenute internazionali (le cosiddette parole straniere) restino immutate nella lingua internazionale tranne che per l’ortografia. In tal modo un grandissimo numero di parole si conoscono già e non è necessario impararle. Es: lokomotivo, redakcio, telegrafo, nervo, temperaturo, centro, formo, publiko, botaniko, figuro, vagono, advokato, doktoro, teatro ecc.

Grazie alle suddette regole [...] la lingua diviene straordinariamente facile e tutto lo sforzo che si richiede per impararla consiste solo nel mandare a memoria un numero molto ridotto di parole con cui, seguendo regole ben definite, senza particolari attitudini e senza grande impegno, si possono formare tutte le parole, espressioni e frasi necessarie. Del resto, anche questo esiguo numero di parole è stato scelto in modo che il loro apprendimento per una persona con un po’ di istruzione sia straordinariamente facile. L’apprendimento di questa lingua sonora, ricca e per tutti comprensibile (il perché si vedrà appresso) non richiede quindi tutta una serie di anni come per le altre lingue ma solo qualche giorno. Di ciò ognuno può rendersi conto dato che a questo opuscolo è unito un manuale completo (1).

(1)Nelle ultime pagine del primo libro dell’Esperanto venne stampata la grammatica completa ed un vocabolario di circa 900 parole.





05-07-2017 | Skribu vian komenton | Revenu al la indekso


Commenti presenti: 1


  • Autore: Gianni Del Pizzo | Scritto il: 27-01-2018

    Quando la mente riesce a liberarsi da ogni preconcetto e si predispone ad operare in modo razionale, non può che condividere pienamente queste motivazioni.

    Gianni



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